La tentazione, un horror erotico

Sono solo fatta di carne…

Copertina di La Tentazione, di Cleis Ende
Giulia ha sempre vissuto all’insegna della castità e della religione: niente sesso, niente masturbazione, niente fantasie erotiche.

Finché un giorno non incontra il nuovo vicino di casa, Mattia, e una strana presenza invade la sua doccia.


Un racconto erotico con note horror

Lei è l’unica che riesce a vedere il pene che sbuca dallo scarico della doccia: se lo sta immaginando? Forse la sua mente le sta dicendo di lasciarsi andare, di farsi avvolgere dal profumo di pino che circonda sempre Mattia. O forse è un inviato del Demonio, mandato da lei per traviarla e spingerla a peccare.

Magari sta diventando pazza.

Qualunque cosa sia la presenza occupa nella doccia, Giulia non può più ignorarla. Riuscirà a sconfiggerla e a resistere al richiamo della carne?

ATTENZIONE: “La Tentazione” è un racconto erotico e contiene scene esplicite di sesso analesesso vaginale e sesso orale. Se ne consiglia la lettura a un solo pubblico adulto. Tutte le persone coinvolte sono da intendersi come saneadulte e consenzienti.


Estratto da “La Tentazione”

Ho la bocca impastata e mi fa male il collo. Apro gli occhi: il rosario è di fronte a me, stretto tra le mani e mezzo sgranato. Ho la testa poggiata su un braccio e sono ancora inginocchiata ai piedi del letto.

Mi raddrizzo e muovo il collo a destra e a sinistra, nel tentativo di sbloccarlo. Scricchiola, un dolore acuto attraversa la cervicale.

Devo essermi addormentata mentre recitavo il rosario. Chissà se le preghiere dette saranno comunque valide. Ci penserò domani: meglio infilarmi a letto. Sono pure rimasta con i vestiti di ieri addosso.

Un rumore. Mi giro in quella direzione, ma viene da fuori. Qualcosa sta grattando contro la parete o qualche altro tipo di superficie. Un topo? Ma hanno appena fatto la disinfestazione! Si sta facendo più insistente. Lo seguo con l’orecchio: dovrebbe provenire dal bagno.

La vescica è pesante e devo lavarmi i denti: ne approfitterò per controllare cos’è.

Esco dalla stanza ed entro nella prima porta a sinistra. Cerco l’interruttore a tentoni. La luce incerta della lampadina a risparmio energetico si riflette sulle mattonelle rosa antico, sulla tazza e sul piatto della doccia in parte nascosto dalla tendina a fiori.

C’è silenzio. Forse è stata una mia impressione.

Abbasso le mutandine e i pantaloni e mi siedo sul gabinetto. Al rumore della pipì che scende si unisce il grattare di prima.

Viene dalla doccia.

Mi rivesto e mi avvicino. Non è proprio un grattare. È più come se qualcuno stesse strofinando un dito contro un piatto.

Apro la tendina.

Niente. La luce gialla illumina solo le macchie di calcare e le pozzanghere di acqua negli angoli. Eppure il suono è lì, ancora più forte, in avvicinamento.

Mi sporgo per controllare meglio.

C’è qualcosa nello scarico. Qualcosa che sta salendo e che striscia contro le pareti interne delle tubature. Un insetto? Un topo superstite?

Una testina rosa e tonda spunta dallo scarico.

Sobbalzo, lasciando andare la tenda che torna al suo posto. Arretro fin quando non incontro il lavandino, al quale mi aggrappo per non cadere.

Che cavolo era?

Il cuore preme contro il petto: ispiro ed espiro, rallenta.

Stupida! Sarà stata una bolla di sapone spinta su dai gas nello scarico. Adesso mi avvicino, ricontrollo e, se c’è bisogno, domani compro lo spurgante.

Sto stringendo il bordo del lavandino così forte da far male. Lo mollo: le mani sono attraversate da un segno rosso. Stupida e vigliacca!

Mi avvicino, la mano alzata pronta per scostare la tenda, tremante. Deglutisco, ma non è rimasta saliva in bocca e l’unica cosa che ingoio è aria.

Tiro la tenda.

Non è una bolla.

È rossastro, grosso poco meno del mio polso e lungo poco più della mia mano. Cosa ci fa un membro maschile nella doccia?

Lancio un urlo.

Indietreggio per allontanarmi da quella cosa schifosa. Tocco lo sgabello del bagno con il polpaccio, il piede si intreccia a una delle sue gambe e volo all’indietro. Colpisco il pavimento con i gomiti e il mondo diventa bianco per il dolore, attraversato da mille macchie di colore.

Il rumore che viene dalla doccia è così forte da sovrastare quello del mio ansimare.

Federica spalanca la porta. «Oddio! Giu!» Entra di corsa, seguita da Rachele. Si inginocchia accanto a me e mi prende per le spalle per aiutarmi a sedermi.

Rachele si guarda intorno. «Di nuovo gli scarafaggi?»

Il sopra del pigiama è aperto fino all’ombelico e il seno le balla a ogni movimento. Il rimbalzare di quelle due angurie è ipnotico.

Faccio cenno con la testa al piatto della doccia. Che vedano con i propri occhi quell’oscenità. In fondo dovrebbero essere più versate di me in faccende del genere.

Rachele e Federica si scambiano un’occhiata. Federica fa spallucce e si avvicina alla doccia. Tira la tenda.

«Qui non c’è niente.»

«Se era uno scarafaggio sarà scappato da un pezzo.»

«Non era uno scarafaggio!» Perché l’ho detto? Mi guardano entrambe, in attesa di una spiegazione.

Non posso dire di aver visto un pene nella doccia: diventerei lo zimbello dello studentato e penserebbero che io sia una vergine frustrata. Penserebbero che quelle porcherie mi manchino.

«Era… era un topo.» Mi alzo, ancora traballante. «Un topo enorme, grande quanto un gattino.»

Federica aggrotta la fronte. «Ma se hanno appena fatto la disinfestazione.»

Alzo le mani in segno di resa. «Non so che dirti.»

L’unico suono nella stanza è il gocciolio del rubinetto.

Rachele alza gli occhi al cielo. «Facile che abbiano fatto un altro lavoro alla cazzo di cane. Domani mattina vado a parlare con l’amministratore e vediamo che succede.»

Federica annuisce con aria poco convinta. Mi lancia un’occhiata di sbieco, le labbra corrucciate in una smorfia pensosa. Apre la bocca per dire qualcosa e la richiude. Sospira. «Sì, domani vediamo. Intanto vado a dormire, che ho il turno di mattina in hotel.»

«Vi ho svegliate per niente. Scusatemi.»

«Tranquilla, a domani.» Rachele esce dalla stanza con uno sbadiglio.

Federica fa un paio di passi. Si gira. «Giu, va tutto bene? Anche ieri eri strana e…» Fa cenno con la mano ai miei vestiti. «Sei ancora così e non hai nemmeno cenato. Va bene studiare, ma così ti fai male.»

Non sempre ciò che fa bene allo spirito fa bene anche al corpo, ma non capirebbe.

«Dev’essere un po’ di influenza, niente di che. Dai, buonanotte.»

«Va bene allora.» Mi fissa, forse in attesa che io dica qualcosa. «Notte. Riposa un po’.» Sparisce oltre la soglia, chiudendosi la porta alle spalle.

La tenda della doccia è tirata e l’unica cosa che c’è nello scarico è un accumulo di peli e chissà cos’altro. Niente peni misteriosi. Niente diavoli tentatori. Forse sto covando un’influenza. O forse Qualcosa sta congiurando contro la mia virtù.

In entrambi i casi, riposo e preghiera risolveranno ogni cosa.


Autore: Cleis Ende
ASIN: B079L72L1Z
ISBN: 9788826447667
Prezzo e-Book: 0,99
Lunghezza: 6.600 parole


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