Come sarebbe eliminare qualsiasi contatto con l’esterno e lasciare spazio solo ai pensieri, al piacere? Questo racconto erotico parla proprio di questo

Marco dà un ultimo giro di pellicola intorno alle mie caviglie e strappa via il rotolo. Mi osserva con un sorriso, facendo passare lo sguardo lungo tutto il mio corpo. Avvicina la punta delle dita contro le piante dei miei piedi. Il sorriso si allarga. Le sfiora con le unghie, dal basso verso l’alto, dall’alto verso il basso.

Ridacchio e cerco di tirare indietro il piede, ma la pellicola mi blocca.

Aumenta il ritmo. Il prurito si trasforma in solletico.

La risatina diventa una risata isterica. Il solletico sale dalla pianta dei piedi, mi prende le gambe, le braccia, il petto. Mi contorco, piego le gambe all’altezza delle ginocchia per allontanarle. Marco le segue.

«Ti prego…» Risata. «Ti prego, smettila.»

Si blocca. «Giusto. Il solletico lo teniamo per un’altra volta.»

Percorre il perimetro del letto e si avvicina alla mia testa. Mi accarezza una guancia, fa scendere la mano lungo il collo, sul petto, fino ai seni. Solletica i capezzoli scoperti, scende lungo la pancia e accarezza il clitoride.

Il calore scivola sotto la pellicola, fino alla figa chiusa in mezzo alle cosce pressate tra loro.

Socchiudo gli occhi, mi lecco le labbra.

Allontana la mano. «Batti una mano per dirmi che sei al limite, tutte due per fermarmi. Va bene?»

E cosa devo battere per pregarti di andare avanti?

Sospiro. «Va bene.»

Marco apre il primo cassetto del comodino e tira fuori una ball gag. Si siede sul letto, piegato su di me, la ball gag tesa tra le mani e gli occhi liquidi.

«Apri la bocca, amore mio.»

Obbedisco. La palla di silicone mi costringe a spalancare la bocca, mi blocca la lingua. Sollevo la testa quel tanto che basta per far passare le cinghie. Marco le stringe con uno strattone e mi appoggia di nuovo la testa sul cuscino.

Immerge la mano nel cassetto e ne tira fuori due tappi per le orecchie. Mi volta da un lato, ne infila uno in un orecchio e fa lo stesso dall’altro lato.

Si piega su di me. «Mi senti?» La sua voce è un sussurro.

Avvicino pollice e indice tra loro: un pochino.

Sposta gli occhi sulla mia mano e annuisce. Tira fuori dal cassetto una mascherina, me la infila.

Cala il buio.

Qualcosa di morbido si poggia su entrambe le orecchie; violini e pianoforti suonano in lontananza. Il mondo sparisce sulle note della musica classica che trapela dai tappi per le orecchie. Mugolo, ma anche il suono della mia stessa voce è un ricordo lontano.

Le coperte sono morbide sotto di me, mi accolgono come un nido. Ci sto affondando dentro, sto galleggiando nelle tenebre, sempre più in basso, cullata dalle lenzuola della madre di Marco. Il mio corpo fa su e giù, su e giù nel buio.

Marco è ancora accanto a me? Sì, dev’essere per forza qui: non si allontanerebbe mai lasciandomi da sola in queste condizioni.

Dov’è? Mi sta guardando poggiato all’armadio di fronte al letto? Oppure è in piedi proprio qui accanto, piegato su di me per vedere come reagisco? Piego la testa di lato, verso il fantasma della sua presenza. Sì, è lì: l’odore del nostro bagnoschiuma alla rosa è più intenso.

Un polpastrello mi sfiora il collo e ne percorre la linea. Il brivido rimbalza nel buio in cui sono immersa, fa tremare il nido nel quale galleggio.

Tiro indietro la testa e il tocco si interrompe.

Sono sola.

No, ecco Marco. Qualcosa di morbido tocca lo stesso punto del collo, accompagnato da un soffio di calore. Mi sta baciando il collo e sta scendendo verso i miei seni. La bocca di Marco incontra la pellicola e preme contro la mia carne attraverso la barriera. Scende, si ferma sul capezzolo.

Il piacere mi fa tremare. Mugolo e la saliva si raccoglie intorno alla ball gag, scivola fuori dalla bocca. Uno, due rivoli caldi gocciolano dalle labbra sul mento, giù per il collo.

Il tocco sparisce.

Galleggio nel vuoto. Il calore del respiro di Marco è ancora intorno a me. Il suo alito mi sfiora il seno sinistro; no, il seno destro. Le sue labbra si stanno avvicinando al mio collo, dove si sono appoggiate prima.

Piego la testa di lato per offrirglielo. Niente. Galleggio nel vuoto, da sola.

Un bacio si poggia sul clitoride.

Il tocco esplode nelle tenebre, il mio nido rotea e salta su cavalloni di calore e di piacere.

Galleggio nel vuoto, ancorata solo a quelle labbra che mi succhiano e mi leccano e mi trascinano verso di loro.

Piego la schiena ad arco e i muscoli si tendono sotto la pellicola, che mi comprime in un rotolo di carne e sudore. Affondo i denti nella ball gag, strabuzzo gli occhi sotto la maschera. Macchie bianche ondeggiano nel nero, intervallate da esplosioni di colore.

Le labbra di Marco succhiano il clitoride e io mi irrigidisco, mi comprimo per assorbire tutto il piacere che galleggia intorno a me. L’orgasmo esplode nel buio, le correnti che mi trasportano impazziscono e faccio su e giù, avanti e indietro nel nulla.

Urlo, ma la mia voce sparisce in mezzo al niente. Urlo ancora e ancora. Sono sola, nessuno mi sente.

Una mano mi sfiora la guancia e la tempesta si placa. Il suono lontano dei violini sparisce. Marco mi toglie un tappo dalle orecchie e poi l’altro.

«…a posto?»

Sì, è tutto a posto. È tutto a posto.

Mi solleva un poco la testa e slaccia la ball gag. Me la sfila dalle labbra: sono intorpidite e incrostate di saliva. Toglie la benda e la luce del sole mi costringe a socchiudere gli occhi.

Sbatto le palpebre un paio di volte con la testa girata di lato. La luce si attenua. Giro la testa e Marco è sopra di me, seduto sul letto. Il mondo si è fermato.

Sono uscita dal silenzio.


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