Anna e Matteo si conoscono da quando erano ragazzini e non hanno mai fatto sesso con altri. Dopo anni di matrimonio e due figli, la noia inizia però a insinuarsi nella loro vita di coppia. Lo scambismo è la soluzione? Un racconto erotico sullo scambio di coppia visto da due “vergini”.

I gradini sono finiti e per raggiungere la porta del club devo per forza mollare il corrimano. Cadrò con la faccia a terra, ne sono certa. Perché cavolo mi sono fatta convincere a mettere scarpe così alte? Perché mi sono fatta convincere a venire qui?

Piagnucolare non serve a niente. Prendo un profondo respiro e faccio un passo in avanti. Il tallone dondola in equilibrio precario sul tacco, si raddrizza. Faccio un secondo passo senza cadere su Matteo, che sale gli ultimi gradini dietro di me e mi raggiunge.

Mi prende per mano. «Sei bellissima.»

Sorride, il disgraziato.

Alessio e Giorgio avranno cenato? Che razza di madre abbandona i propri figli sabato sera per andare in un locale per scambisti?

Sfilo la mano da quella di mio marito. «Lo dirai anche quando mi vedrai trombare con uno sconosciuto?»

Il sorriso tremola. «Vedrai che ci divertiremo.»

Ma certo! Tua moglie bacia il collega? Accompagnala a fare tutto il resto! Questa storia è ridicola.

Teo apre la porta. Il sorriso si è dissolto, mi guarda indeciso. «Andiamo?»

Questa storia è ridicola, ma in fondo io e Matteo abbiamo fatto un sacco di cose ridicole insieme. Ci daremo un’occhiata attorno e, una volta che si sarà reso conto di quanto sia assurda l’idea di “aprirci” ad altre persone, ce ne torneremo a casa. Semplice, no?

«Va bene, andiamo.»

L’anticamera del locale è immersa in una luce rossa. Di fronte a noi ci sono piccolo corridoio e un bancone a semicerchio sulla sinistra, popolato da fogli, foglietti e un computer del secolo scorso. Oltre il computer c’è un uomo allampanato e con una massa di capelli bianchi, che scribacchia su un quaderno.

«Benvenuti.» Strizza gli occhi. Fruga tra i fogli, ne tira fuori un paio di occhialetti e se li infila con una mano sola. «Siete nuovi? Per entrare serve la tessera.»

«Sì.» Matteo sfila il portafoglio dalla tasca dei pantaloni. «Amore, mi passi la tua carta d’identità?»

Una nuova tessera da mettere tra quella del club della maglia e la Fidaty dell’Esselunga.

Infilo la mano in borsa, tocco le chiavi, il rossetto, il bordo frastagliato dei preservativi. Niente carta d’identità. Eppure l’ho presa prima di uscire di casa.

Sfilo la borsa e do le spalle a Matteo. La spalanco: la copertina trasparente del documento riflette le luci rosse. Eccola!

Entra una coppia. Lei è carina, piccola e con i capelli scuri, così piccola che arriva appena al petto del suo accompagnatore, che la tiene per mano come se si stesse portando dietro una bambina. Si avvicinano e dall’ombra emergono gli occhi neri e le labbra carnose piegate in un sorriso di lui.

Dio mio, che figo: sembra un attore. Allora non è vero che in questi locali girano solo panzoni che ti guardano da lontano con aria allupata.

«Anna?» Matteo mi scuote per la spalla.

Ah già, la carta d’identità. Gliela allungo.

Lo sconosciuto e la sua accompagnatrice si avvicinano, le tessere già alzate. L’uomo dietro il bancone lancia loro un’occhiata, piegato sui documenti miei e di Matteo.

Fa cenno con la testa verso il corridoio. «Avete rinnovato il mese scorso, vero? Andate, andate.»

Frequentatori abituali.

Lo sconosciuto si infila la tessera in tasca. «Grazie, a più tardi, Gio.»

Ha una voce profonda, che scende dalla testa fino al bassoventre. Si muove con l’andatura di un gatto, o forse di un felino molto più grosso e pericoloso. Anche il sorriso che mi lancia, con gli occhi stretti e un angolo della bocca più in alto dell’altro, ricorda quello di un predatore.

Fa cenno verso la porta che dà sul locale vero e proprio. «Noi ci vediamo dentro.»

Dentro. Nel covo di depravati.

Matteo annuisce. «Sì. A dentro.»

Mio marito guarda me e guarda nella direzione verso cui i due si sono allontanati. Si infila le mani in tasca, come fa sempre quando vuole fingere nonchalance. Le tira fuori e incrocia le braccia sul petto.

«Beh, lui sembra un bel tipo. Ti piace, no?»

Cos’è quella nota stridula nella sua voce? Gelosia? Davvero? Dopo aver passato due settimane a convincermi a venire in un locale per scambisti?

«Dillo che ti piace: ti ho portato io qui…»

E insiste pure.

Matteo arriverà al mento dello sconosciuto e di sicuro quelle spalle se le sogna. La cintura dei suoi pantaloni affonda nella carne e due piccole maniglie sbucano al di sopra. Ne è passato di tempo da quando poteva mangiare tre pizze da solo senza mettere un etto.

«Sì, mi piace. Contento? Anche lei è carina.» Sistemo la borsa in spalla. «Ti piacerebbe…»

Ti piacerebbe scoparci? La domanda rimane sospesa tra noi.

Matteo fa spallucce. «Se vuoi.»

Neanche per idea: diamo un’occhiata e ce ne torniamo a casa.

«Ecco le vostre tessere e i documenti. Si paga all’uscita, insieme ai cocktail.» L’uomo dietro il bancone sorride. «Passate una buona serata.»

Se va come dico io, sarà soprattutto una serata breve.

Teo prende le tessere e guarda la porta dietro la quale è sparito lo sconosciuto. «Quel tipo si sarà scopato un sacco di donne.»

«Immagino di sì.»

«Io ho scopato solo con te in tutta la mia vita.»

Mi guarda con gli occhi sgranati, come se alle mie spalle ci fosse un mostro o chissà quale altra creatura strana. Quand’è l’ultima volta che l’ho visto così spaventato? Forse solo quando è nato Alessio.

«E io ho fatto l’amore solo con te, Teo. Non era questo il punto?» Lo prendo per mano. «Se vuoi possiamo andare via, ma credi davvero che… boh? Credi davvero che ti sostituirò o ti amerò di meno perché non hai scopato più donne?»

Povero il mio amore. Povero il mio amore insicuro.

Mi passa una mano tra i capelli. «Hai ragione. Scusa, è stato un pensiero stupido.»

Scende sulla guancia. Piego la testa e il suo tocco morbido passa sul collo. Brividi scivolano lungo la schiena, un accenno di calore si spande nel bassoventre.

La sua voce è ridotta a un sussurro. «Possiamo restare? Vuoi andare via?»

Sarebbe l’occasione ideale per tornare a casa, levarmi queste dannate scarpe e guardarmi l’ultimo episodio di Breaking Bad. E non scoprire mai cosa c’è nel covo dei pervertiti.

Scuoto la testa. «No, rimaniamo pure. Però diamo giusto un’occhiata.»

***

Matteo si guarda attorno, la mano stretta attorno alla mia tanto da farla formicolare.

La stanza è troppo piccola e troppo vuota. Sulla sinistra c’è un divanetto con una coppia. Lui è poggiato contro lo schienale, la testa sulla spalla della compagna e qualcosa tra le gambe. La luce cattura una coda di cavallo che ondeggia avanti e indietro all’altezza del cavallo; delle spalle e una schiena femminili spariscono nell’ombra.

Qui il pudore non esiste proprio.

Sulla destra c’è un bar. Dietro il bancone, una ragazza con la treccia serve una donna bruna con indosso un vestito rosso. La bruna si gira verso di noi e ci fa l’occhiolino leccandosi le labbra. Bocca troppo sporgente per essere vera, zigomi enormi: non proprio il mio tipo. E neanche quello di Matteo. Spero.

Possibile che siamo solo noi? No, il corridoio procede verso una pesante tenda rossa. Probabilmente la festa vera e propria è da quella parte.

«Ehi, vi unite a noi? Siamo qui!»

Chi ha parlato? È una voce femminile.

Lo sconosciuto e la sua compagna sono seduti all’estremità del bancone, seminascosti dietro a un vaso. Lei sventola una mano e si sporge nella nostra direzione, un grosso sorriso stampato in faccia.

Matteo stiracchia un sorriso. «Certo, perché no?»

Perché non vuoi davvero immaginarmi mentre mi faccio sbattere da quel tipo. E neanch’io: è troppo allettante.

I due si tengono per mano, una coppietta di piccioncini come quelle che si vedono in giro per il centro la domenica pomeriggio. Se li incrociassi al supermercato, non direi mai che sono scambisti. Il bancone davanti a loro è vuoto e la barista sta lavando dei bicchieri, poco lontano. Quindi non hanno ordinato niente: ci stavano aspettando.

Vogliono davvero fare sesso con noi? La cosa è disturbante. Forse è per questo che il mio bassoventre si contrae così.

Un gemito dietro di noi: dev’essere l’allegro terzetto. Magari anche loro hanno cominciato la serata così, parlando al bar e fantasticando l’uno sull’altro. Che lo sconosciuto stia fantasticando su di me? Difficile: è troppo impegnato a guardare la sua compagna per pensare a me o a chiunque altro.

Matteo gli allunga la mano. «Non ci siamo ancora presentati. Io sono Matteo e questa è mia moglie Anna.»

I due si scambiano un sorriso.

Lo sconosciuto ricambia la stretta. «Piacere. Luca ed Erica. Prima volta, vero?»

Difficile scambiarci per depravati navigati. Ai loro occhi saremo come Cappuccetto Rosso di fronte al Lupo travestito da nonna. Due fessacchiotti da spolpare vivi.

Faccio cenno di sì. «Voi invece siete…»

Erica sorride. «Veniamo qui più o meno due volte al mese.»

Quella boccuccia sorridente avrà succhiato più uccelli di quelli che io ho visto in tutta la mia vita, porno compresi. E lui? Con quante donne sarà andato a letto? È probabile che non le ricordi neanche tutte.

Scende dallo sgabello. «Stavamo pensando di entrare. Vi unite? Potremmo chiacchierare un po’.»

Sì, “chiacchierare”.

Luca mi guarda con aria assorta, come se stesse cercando di capire qualcosa. Magari mi sta immaginando nuda, in ginocchio come la donna al divanetto. Un brivido mi scorre lungo la schiena, in mezzo alle chiappe, tra le gambe.

«Che ne dici, amore?» Teo fa cenno verso la tenda rossa. «Andiamo?»

Solo una chiacchierata. Andrà tutto bene.

«Va bene.»

Luca guarda Matteo dall’alto, con le mani in tasca e un lieve sorriso stampato in faccia. Accanto a lui, sembra ancora più alto e grosso: quelle sono le spalle di uno che passa i sabati in palestra, non alle prese con carrelli della spesa e bambini.

«Teo, mi permetti di rubarti la moglie?» Gli fa l’occhiolino. «Solo fino al divanetto.»

Mi porge i braccio. Sotto la camicia ci sono solo muscoli duri e caldi. Ogni volta che abbraccio Matteo le dita affondano nello strato di ciccetta che ha messo su negli ultimi anni.

Erica prende Matteo per un braccio. «Mi accompagni tu?»

«C-certo.»

Luca avanza a grandi passi oltre il bar, dentro la stanza principale. I passi di Teo sono incerti dietro di me.

I mugolii e i gemiti fanno da accompagnamento alla musica che esce dagli altoparlanti. La stanza è tappezzata di pannelli in legno e intervallata da pilastri, in mezzo ai quali ci sono divanetti grandi e piccoli. Su buona parte dei divanetti si muovono coppie e terzetti e perfino quartetti.

Passiamo accanto a un uomo sdraiato sul divanetto, la faccia coperta dalle chiappe di un altro uomo e un terzo accucciato tra le sue gambe. Una donna osserva la scena con un bicchiere in mano, sorridente. Più in là un ragazzo sta in piedi accanto a un pilastro e regge una rossa, aggrappata a lui braccia e gambe.

Certo che qui il pudore non esiste proprio.

Luca si infila in una rientranza con un tavolino e un divanetto a ferro di cavallo.

«Ci mettiamo comodi?»

La parete copre gli altri divanetti. Ci ha cercato un posto riparato. Un posto riparato per scopare. Dio mio, ho la bocca piena di sabbia. Non sarebbe stato male prendere un cocktail: almeno avrei potuto affogare l’imbarazzo nell’alcool.

«Perfetto.» Mi siedo sul bordo del divanetto. Dovrò dire loro che però siamo qui solo per parlare, che non voglio fare niente e che vogliamo solo dare un’occhiata.

Matteo si siede dall’altra parte del tavolino, accanto ad Erica. Lei gli poggia una mano sulla coscia con fare noncurante, la muove su e giù.

Dovrei essere gelosa. Insomma, una donna sconosciuta sta mettendo le mani addosso a mio marito. Eppure il bassoventre si contrae in uno spasmo di eccitazione.

Non è normale. Non sono normale.

Il cuscino affonda sotto il peso di Luca. Poggia un braccio sullo schienale alle mie spalle, l’altra mano abbandonata sulle gambe accavallate.

«Mai fatto niente con altre coppie, quindi.»

Faccio no con la testa e Matteo mi imita. Le sue guance sembrano rosse, ma è difficile dirlo con questa luce. Mi guarda, forse si aspetta che dica qualcosa, che le dica di allontanarsi da lui. La mano di Erica sale lungo la sua gamba, gli occhi fissi su di me.

Se non la fermo ora, finirà per scoparsi mio marito. E io finirò per scoparmi il suo.

«Siete praticamente vergini. Che carini!» Le sue dita si chiudono attorno al pacco di Teo. «Non vi preoccupate: c’è sempre una prima volta.»

Il braccio di Luca si sposta sulle mie spalle. «Dici bene, mia cara.»

La mano si sposta sul mio braccio, le unghie lo accarezzano giù fino al gomito e ancora più in basso. La mano di Luca si ferma sulla mia, poggiata sulla coscia. Il suo corpo è caldo, teso verso di me.

Giro la testa e quegli occhi color carbone sono a pochi millimetri dai miei. Il suo alito sa di menta e le labbra socchiuse sono un invito a fare io la prima mossa. Se adesso lo bacio, starò autorizzando Teo a fare lo stesso con Erica, gli starò dando il mio permesso.

Le labbra di Giorgio dell’amministrazione erano screpolate e sapevano del caffè delle macchinette. L’unico uomo che ho baciato al di fuori di Teo e non era neanche granché.

Che sapore hanno i baci di uno sconosciuto?

La bocca di Luca è morbida, si muove piano sulla mia. La lingua mi sfiora le labbra, gioca e mi penetra ancora più a fondo. Il calore del bacio scende fino al bassoventre, mi fa tremare.

Non avrei dovuto.

Di più, voglio di più.

La bocca di Luca si chiude, si stacca da me.

Matteo è attaccato ad Erica, le mani poggiate sui suoi fianchi, gli occhi chiusi. Muove le labbra su quelle della donna, di tanto in tanto lascia intravedere un pezzetto di lingua. È così anche quando bacia me? Forse qualche volta dovremmo filmarci.

Erica si gira verso di me. «Posso assaggiare tuo marito?»

«Assaggiare… Ah!» Vuole succhiarglielo. È da una vita che non faccio pompini a Teo e adesso uno sconosciuta mi chiede di succhiarglielo.

Lui mi guarda, in attesa che decida cosa fare. Come se di fatto non fosse già tutto deciso. Come se, in fondo in fondo, non avessi sperato che finisse così, nonostante tutte le mie proteste.

Annuisco. «Sì… assaggia pure.»

Erica slaccia la cintura di Matteo e libera l’erezione.

Luca mi sfiora la coscia. «Caro Matteo, posso assaggiare tua moglie?»

Vuole leccarmela?

Matteo alza gli occhi dalla donna inginocchiata tra le sue gambe, tentenna. «Certo.»

Erica gli srotola un preservativo sull’uccello e la sua faccia sparisce tra le cosce di mio marito. Glielo succhierà molto meglio di quanto io abbia mai fatto: forse avrei dovuto dire di no.

Luca si sposta davanti alla scena. Si sfila la giacca e slaccia la camicia con la rapidità di chi ha ripetuto quel gesto centinaia di volte. La apre sui pettorali scolpiti e il ventre piatto da frequentatore abituale di palestre. Ci ho azzeccato con la mia piccola analisi: è davvero un gran figo. Chissà com’è toccare un corpo del genere. Ah già, adesso posso farlo. Si aspetta che lo faccia.

Passo l’indice sulla linea che divide i pettorali, scendo sugli addominali. La pelle è tesa sopra i muscoli, un blocco di marmo bollente e liscio.

Che strano toccare un uomo senza peli, senza pancia, senza unghiate di gatti o lividi lasciati dai giochi al parco.

Apro la mano, poggio tutto il palmo e scendo. La mano si blocca contro la cintura. La allontano e la poggio sul divanetto.

Luca si inginocchia di fronte a me, gli occhi scendono al livello dei miei, a quello delle mie tette, del bassoventre. Poggia le mani sulle cosce e solleva il vestito.

Dio mio, chissà se con questa luce si vede la cellulite. Forse dovrei fermarlo, dirgli che non importa e va bene così, che―

Affonda il naso tra le mie cosce, aspira l’odore del mio sesso ed espira con forza. Una scarica di piacere mi fa tremare da testa a piedi.

Alza lo sguardo su di me, da sopra la curva del monte di venere. «Vuoi che te la lecchi?»

Matteo ha la testa abbandonata sullo schienale del divano, gli occhi socchiusi e la bocca aperta, che si muove in parole mute. Fa quella faccia anche quando sono io a succhiarglielo? Non ci ho mai fatto caso.

Il respiro di Luca mi solletica il clitoride, le sue dita sfiorano la fessura e giocano con le piccole labbra.

«Allora?»

Tanto, ormai…

«Sì. Sì, ti prego.»

Sorride e scosta le mutandine. Poggia un bacio leggero sul clitoride e il mondo vacilla. Tira fuori la punta della lingua e la passa a lato della mia perla, sopra, di nuovo di lato.

Un lieve solletico sale dal bassoventre, si diffonde e arriva alla testa. Mi lascio andare all’indietro, sospiro. Chiudo gli occhi e rimane solo la lingua che gira attorno al mio clitoride e le dita che si insinuano dentro di me.

Certo che fa caldo qui dentro. Tiro la scollatura del vestito, nel tentativo di liberarmi dalla stoffa che mi strizza e si arrotola in pieghe.

La lingua passa sul clitoride e il mondo si fa bianco. Inarco la schiena e contraggo le dita sulla stoffa del divanetto. Mi mordo le labbra per non urlare: non devo, non si fa.

Ma perché? Qui non ci sono vicini da disturbare. Lascio andare un lungo gemito strozzato.

La lingua aumenta il ritmo, il piacere sale.

«Dio mio…» La voce è roca, non sembra neanche mia.

Luca mi strizza la coscia, muove le dita avanti e indietro con forza. La sua lingua tintinna il clitoride su e giù, mi avvolge in una bolla di calore e piacere che mi mozza il respiro.

Affondo la mano tra i capelli lisci e un po’ appiccicosi di gel.

Strabuzzo gli occhi e il mio grido inarticolato risuona in tutto il locale.

Matteo mi guarda, seduto sul divanetto e con Erica poggiata contro il fianco. Si leva la camicia e i pantaloni e si avvicina a me nudo; le maniglie dell’amore ondeggiano a ogni passo e i peli del pube sono attorcigliati in un cespuglio informe, in mezzo al quale svetta il preservativo rosa brillante.

Mette una mano sulla spalla di Luca. «Permetti?»

Luca sfila le dita da me. «Ci mancherebbe.»

Matteo si toglie il preservativo e si abbassa. Le sue labbra sanno di fragola e di sesso. Affonda la mano tra i miei capelli e mi stringe a sé. Con l’altra mano scende lungo la schiena e abbassa la cerniera dell’abito. Da quanto tempo il suo tocco non mi faceva rabbrividire così?

Annaspo tra le sue labbra, affondo le dita nella schiena morbida e accogliente. Lo lascio e mi alzo per spogliarmi, allontano l’abito con un calcio.

Luca e Matteo ed Erica mi guardano. Ci sono perfino un paio di sconosciuti in piedi vicino al muro. Guardano il reggiseno a balconcino e le mutandine trasparenti e le scarpe con il tacco. Guardano me.

Dovrei vergognarmi. Allora perché il calore cresce invece di diminuire?

Erica si accosta a me. Mi sfiora il seno e poggia l’altra mano sulla mia nuca. Nella luce incerta del locale i suoi occhi sono neri, blu, grigi. Il suo alito profuma di fragola e le sue labbra sono dischiuse, in attesa. Chissà se sono morbide come sembrano.

Poggio un bacio leggero sulla sua bocca. Le punte delle nostre lingue si incontrano a metà strada, si sfiorano, si intrecciano. Il sapore della fragola mi invade la bocca, dolce e un po’ chimico.

Erica si stacca. Mi prende per le spalle e mi gira. «Poggia le mani sullo schienale e piegati in avanti.»

Lo faccio.

Lei afferra il cazzo di Matteo e lo trascina in avanti. La punta sfiora la mia figa, la solletica, la penetra.

Scopata da mio marito, quindi, anche se con il pubblico e l’aiuto di un’altra donna. Può andare come inizio.

Matteo mi prende per i fianchi e affonda tutto dentro di me. Il calore familiare del suo uccello mi riempie fino alle viscere, il mio pezzo mancante. Mi accarezza la schiena e sta lì, immobile come se si stesse godendo anche lui il mio tepore.

Erica slaccia i pantaloni di Luca, in piedi accanto a me. Il cazzo salta fuori dalle mutande, scuro e privo di peli come quelli che si vedono nei film. Come si fa ad avere una pelle così liscia proprio lì?

Il sorriso di Erica è a un soffio dalla mia faccia. «Ti andrebbe di provare il cazzo di mio marito?»

Due uomini insieme? Forse è troppo… O forse no. Le do un bacio a stampo e annuisco.

Luca guarda con un mezzo sorriso Erica che gli srotola sopra un preservativo giallo limone.

Matteo esce pian piano da me e torna dentro con una botta. Sobbalzo: da quando si è messo a fare i dispetti, lui che di solito è tutto tenero e dolce? Mi dà un’altra botta e una scarica di piacere mi attraversa da capo a piedi, strappandomi un gemito.

Erica mi accarezza la nuca e piccoli brividi si uniscono alle scosse che provengono dalla mia figa. Guida la mia testa di lato e il profumo di arancia mi invade il naso. Il cazzo di Luca è di fronte a me, retto dalla mano di sua moglie, la punta rivolta verso la mia bocca. Avrà la stessa consistenza di quello di Matteo?

Dischiudo le labbra e la punta dell’uccello impacchettato avanza. Il suo glande è allungato e sottile. Passo la lingua sul bordo arrotondato, sporgente e spesso. Sembra la cappella di un fungo. Uno strano fungo perverso.

Ridacchio e Luca sospira sopra di me, affonda un pochino di più.

Matteo mi dà uno schiaffo sulla chiappa destra. «Dai amore, fammi vedere come lo prendi tutto in bocca.»

Da quand’è che Teo parla in questo modo? Starà imitando qualche filmetto porno di quelli che guarda “di nascosto”. Va bene, sarebbe un peccato deludere mio marito.

Spalanco la bocca ed Erica mi spinge la testa in avanti. L’odore dell’arancia sovrasta quello acidulo del suo sudore, che scorre in grosse gocce sull’inguine e imperla lo scroto. Il cazzo di Luca mi blocca la lingua, scivola tra i denti e mi arriva in gola. Dio mio, speriamo di non morderlo per sbaglio.

I colpi di Matteo aumentano di intensità e Luca muove i fianchi avanti e indietro.

Non sono che un grumo di carne e di piacere.

Qualcosa di umido e morbido mi sfiora il clitoride: la lingua di Erica. Dev’essere accucciata tra me e Matteo.

Contraggo la figa attorno al cazzo di mio marito, il mio amatissimo Teo, Dio mio quanto lo amo. L’orgasmo sale e vengo con un mugolio soffocato.

Luca poggia la mano sulla mia nuca e spinge in avanti, avanti, avanti. Non ce la posso fare a prenderlo tutto in bocca, la gola si sta già contraendo, mi manca l’aria e il buio è pieno di macchie bianche.

I testicoli lisci mi sfiorano il mento. Ce l’ho fatta.

I colpi di Matteo mi spingono verso Luca e il suo cazzo e la lingua di Erica che gira attorno al mio clitoride e mi fanno fremere.

Dio mio, sto per venire di nuovo.

Strabuzzo gli occhi e mi accartoccio. Stringo così forte che il cazzo di Teo sguscia fuori con uno schizzo caldo. È venuto, è il suo sperma? No, è qualcosa di mio. Devo aver fatto una di quelle cose che si vedono nei porno, in cui lei inizia a schizzare come un idrante.

E io che pensavo fossero solo stronzate.

Luca scivola fuori di me. Che strano essere così vuota.

Mi lascio andare sul divanetto.

Matteo mi accarezza una guancia e la sua mano è gelida. O forse sono io ad essere bollente.

«Stanca, amore?»

Sorrido. «Un po’.»

Luca mi dà una strizzatina alla spalla. «Che ne dici di riposare mentre ci dedichiamo all’altra signora?» Ammicca. «La notte è ancora lunga.»

***

Chiudo la porta con una culata e poggio i sacchetti della spesa a terra.

«Alessio, vieni a darmi una mano!»

La porta di camera sua si apre e fa capolino con aria scocciata. Il ciuffo è diventato fuxia: quando si è andato a tingere? Bah, avrà usato una di quelle tinte che vendono al supermercato, fai da te.

«Allora, ti muovi?»

Alza gli occhi al cielo. «Sì, sì, che fretta c’hai? Arrivo.»

Si avvicina con passo strascicato e le mani nella felpa. Ne tira fuori una giusto per prendere il sacchetto più vicino e si allontana con l’altra ancora infilata in tasca.

Mamma mia, ma a quattordici anni ero anch’io così?

Molla il sacchetto a terra e torna da me. E adesso che c’è?

«Oh, vi siete persi questo.» Tira fuori dalla tasca un biglietto spiegazzato.

Cavolo, sono i numeri di telefono di Erica e Luca: deve essermi caduto l’altra sera. Meno male che non c’è scritto niente di compromettente.

«Grazie.» Lo infilo in tasca. Meglio copiare i numeri sul cellulare, prima di perdermelo di nuovo.

Alessio fa cenno col mento alla mia tasca. «Chi sono?» Stringe gli occhi. «Non sono nella vostra compagnia di vecchi.»

Gli avrò fatto uno sguardo da pesce lesso, ma non gli sfugge proprio niente. Dannazione.

Ho la faccia bollente e Alessio mi guarda con aria concentrata. Devo inventarmi una balla plausibile, in fretta. Non è difficile, dai.

«Sono…» Mi schiarisco la voce. «Erica è appena arrivata nel club della maglia. Luca è suo marito. Sono amici nuovi.»

Chissà se Erica sa lavorare a maglia. Ha un sacco di talenti, quello è certo.

Alessio fa spallucce. «Club della maglia. Oh, che noiosi che siete.»


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