Il “contratto di schiavitù” è uno dei capisaldi della letteratura erotica di stampo sadomaso, non c’è dubbio. Esiste anche fuori dalle pagine dei libri?

Una delle scene chiave di “Cinquanta Sfumature di Grigio” è la scena del contratto. In sostanza, i due si trovano per discutere della fattibilità di alcune pratiche BDSM, elencate appunto in un documento che Christian ha fatto avere ad Anastasia.

A me la scena ha fatto venire l’orticaria. Ciononostante, sarebbe stupido negare l’impatto erotico che ha avuto su migliaia di persone. Sorge quindi spontanea una domanda: i contratti di schiavitù esistono davvero? Come sono fatti?

No contratto, no BDSM?

Chiariamo subito una cosa: per fare BDSM, non hai bisogno di un contratto. Quale che sia il tipo di rapporto tra te e il partner sottomesso/dominante, non hai bisogno di firmare alcun pezzo di carta. Parliamo di giochi erotici, in fondo: tu ti senti in dovere di stilare un contratto ogni volta che scopi con qualcuno di nuovo? No, immagino. Cosa ti fa pensare che nel BDSM sia diverso?

Se stai per rispondere “serve per tutelarmi”, ti aspetto al paragrafo sul valore legale del contratto.

In Italia, non ho mai incontrato nessuno che abbia firmato o fatto firmare un contratto di schiavitù. La pratica è diffusa soprattutto negli Stati Uniti, da quanto ne so, terra nella quale esiste un contratto per pressapoco qualsiasi cosa. Secondo la mia esperienza, in Italia ci preoccupiamo meno di certe formalità.

Quindi sottoscrivere un contratto tra dominante e sottomesso è una stronzata? No, però non è necessario. Se tu e il partner volete comunque stilare e firmare un contratto, fatelo. Potrebbe perfino avere i suoi vantaggi.

Cosa si scrive in un contratto di schiavitù?

I contratti sadomaso non sono una specialità nostrana, ma hanno un loro perché. Un contratto BDSM è infatti una forma di negoziazione scritta.

Nello stilarlo, le due parti mettono in chiaro:

  • cosa si aspettano dalla relazione;
  • hard limit (pratiche che non faranno né ora né mai);
  • soft limit (pratiche che non amano ma sono disposte a fare);
  • problemi fisici e/o psicologici di cui tenere conto;
  • safeword.

La negoziazione serve a definire tutte queste cose, appunto. Di solito, si svolge sotto forma di chiacchierata al bar o online, in una o più volte. È anche vero che:

  1. parlare di certe cose è più imbarazzante che farle, per alcune persone;
  2. quando si chiacchiera è facile dimenticare qualcosa. Quando è tutto nero su bianco, invece, è più facile accorgerti se c’è qualcosa che non hai capito o che vorresti aggiungere.

Indi per cui, sottoscrivere un contratto tra dominatore e sottomesso può essere utile per chi è agli inizi. Inoltre, può diventare una sorta di gioco erotico tra te e la controparte, specie se siete amanti dei giochi di ruolo e vi piace creare scenari da film/libro erotico.

Se l’idea ti stuzzica, esistono perfino siti che vendono template di contratti BDSM di vario genere.

Il contratto tra dominante e sottomesso ha valore legale?

Negoziazione scritta e/o gioco erotico: il contratto di schiavitù è solo questo e non ha valore legale. Se speri di costringere il partner ad obbedire ciecamente perché ha firmato un contratto, puoi anche attaccarti al tram. Non esiste documento legale che strappi alla persona:

  • libertà;
  • diritto di ritirare il consenso in qualunque momento;
  • diritto alla salute.

Neanche un contratto sadomaso di schiavitù.

Come già spiegato nell’articolo sull’SSC, il consenso è alla base del BDSM e del sesso in generale. Tutte le parti in gioco devono aver dato l’assenso a ciò che accadrà e, soprattutto, possono ritirarlo in qualsiasi momento. Se costringi il sottomesso a qualcosa che non vuole fare “perché lo dice il contratto”, questo ti potrà – giustamente – denunciare: non c’è pezzo di carta che tenga.

Al più, un contratto di schiavitù dimostra che le due parti erano d’accordo al momento della sua sottoscrizione1. Non è un via libera per fare come ti pare, senza curarti della salute fisica e mentale del sottomesso. Soprattutto, il contratto non dimostra che il consenso sia perdurato lungo tutta la pratica.

Bonus: perché la scena del contratto in 50 Sfumature mi fa venire l’orticaria

Chiudo con una piccola nota personale sulla famosa scena di “Cinquanta Sfumature”. Pur avendo un certo potenziale erotico, la scena non mi piace per niente. Perché?

Premetto che i due protagonisti mi stanno entrambi sulle scatole: lui è uno stalker; lei è una bietola. La loro storia d’amore si basa sul “perché sì”, anche se non hanno niente in comune né sul piano emotivo né su quello sessuale. Questa seconda cosa emerge bene nella celeberrima scena del contratto.

Che sia chiaro: non c’è niente di male nel rifiutare le pratiche che non piacciono, anzi. I membri di una coppia BDSM devono essere capaci di aprirsi l’un l’altro, dicendo chiaro e tondo cosa sono disposti a fare e cosa no. Mentire in fase di negoziazione, magari per lamentarsi dopo, non serve a nessuno dei due. Detto questo, io avrei mandato Anastasia affanculo dopo trenta secondi netti di conversazione.

Lungo tutta la negoziazione, Anastasia tira fuori un buon numero di espressioni accigliate e risolini. Fa depennare gran parte delle pratiche senza nemmeno chiedere chiarimenti, spiegazioni, rassicurazioni. In poche parole, Anastasia non vuole praticare BDSM – non il BDSM di Christian, quanto meno – e non si capisce perché sia lì, insieme a un uomo che ha fantasie che lei palesemente disprezza.

La negoziazione dovrebbe servire anche a capire se vuoi avere a che fare con quella persona. Se inizi a depennare tutto quello che piace all’altro, forse dovresti chiederti se sia il caso di andare avanti. Per il tuo bene e per il bene dell’altro.


1 In casi come quello di Francesco Bellomo e delle sue studentesse, anche quello sarebbe tutto da vedere.